Stacca la spina

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Nucleare

nucleareQuali sono le imprese italiane che investono nel nucleare? Una panoramica sugli investimenti a rischio per la sicurezza e l'ambiente. Il caso Mochovce in Slovacchia e gli ultimi sviluppi nel settore. Leggi tutto

Petrolio e Gas

petrolioNel Delta del Niger alcune organizzazioni vogliono che il petrolio rimanga nel sottosuolo. Lo sfruttamento di questa risorsa ha causato enormi danni ambientali. Leggi tutto

Tar Sands

tar sandsLe sabbie bituminose sono la nuova frontiera dell'estrazione. Ma dal Canada al Congo i costi per il territorio, la salute e la sopravvivenza delle comunità impattate sono elevatissimi. Leggi tutto

Dighe

digheDalla Patagonia al Congo, i progetti che rischiano di rovinare per sempre paradisi ecologici e di forzare intere popolazioni allo spostamento dalle proprie terre. Leggi tutto

Carbone

carboneLa risorsa energetica più inquinante del pianeta è anche quella più utilizzata. E le imprese italiane stanno progettando nuovi impianti a ridosso dei nostri confini. Leggi tutto

Sabbie bituminose, l'offensiva del Canada

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tar sands in Canada. Photo Pembina InstituteÈ guerra di cifre tra il governo dello stato canadese dell'Alberta e una bella fetta del mondo scientifico internazionale. Secondo lo studio commissionato dalle autorità del Paese nord-americano al californiano Jacobs Engineering Group lo sfruttamento della sabbie bituminose, delle quali è ricco il sottosuolo dell'Alberta, comporterebbe l'aumento di “solo” il 12 per cento delle emissioni di anidride carbonica rispetto all'estrazione del petrolio “convenzionale”.

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Uranio e tumori, condanna storica per Areva

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Una miniera di uranio. Photo Ikiwaner GFDL 1.2 via Wikimedia CommonsFonte: Misna
Un risarcimento di 200mila euro per i danni e il versamento dell’integralità degli stipendi dell’ex dipendente: è il verdetto reso da un tribunale per gli affari sanitari di Melun, alla porte di Parigi, che ha riconosciuto il gruppo nucleare francese Areva responsabile di “colpa imperdonabile” per la morte di un suo lavoratore, impegnato tra il 1978 e il 1985 nella miniera di Akokan, nel nord-ovest del Niger.

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Eni, grosso guaio in Kazakistan?

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raffineria kazakistanLa procura di Milano ha chiesto di commissariare Agip Kco, la divisione operativa dell’Eni in Kazakistan, o in alternativa di proibirle di continuare a negoziare contratti nel Paese in un'inchiesta per una tangente da 20 milioni di dollari che, secondo l'accusa, avrebbe finanziato una parte dell'investimento nel giacimento di Kashagan.

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Grido d’allarme dal Giappone: “stabilizzate il reattore 4 di Fukushima!”

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Foto di JorgeRodriguez, licenza CC-BY-3.0, Wikimedia CommonsUn ampio raggruppamento di associazioni e realtà varie della società civile giapponese ha lanciato una campagna per chiedere aiuto alle Nazioni Unite nello stabilizzare il reattore 4 della centrale di Fukushima. Numerosi esperti, infatti, hanno giudicato “molto a rischio” il combustibile nucleare spento presente nella piscina di raffreddamento del reattore.

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Perché Stacca la Spina

In un mondo ideale sarebbe giunto finalmente il momento di staccare la spina ai progetti energetici che fanno male all’ambiente e alle popolazioni locali.

Quelli che continuano a sfruttare i combustibili fossili infischiandosene delle conseguenze nefaste che provocano da decenni.

Quelli che ci vogliono far credere che il carbone può essere “pulito”, creando un ossimoro all’ennesima potenza.

Oppure quelli che hanno intenzione di massacrare ettari ed ettari di territorio per cavarne fuori la sabbie bituminose, una versione molto più inquinante del petrolio e che ha già rovinato uno spicchio significativo di Canada.

E ancora quelli che ci vorrebbero far credere “sostenibili” e a difesa del clima, se non addirittura assimilabili alle fonti rinnovabili: la grandi dighe e il nucleare.

Il sito “stacca la spina” è nato tre anni fa proprio per monitorare e denunciare i pericoli collegati a questa ultima tipologia di progetto energetico, che sta per rivedere la luce tra mille dubbi e incertezze. In tanti dei progetti di cui si occupa il sito c’è un serio coinvolgimento di due tra le principali multinazionali italiane: l’Enel e l’Eni, entrambe per circa il 30 per cento ancora di proprietà dello Stato italiano. Compagnie che operano, e tanto, all’estero e che spesso sono state oggetto di controversie e contenziosi ancora aperti. “Stacca la spina” seguirà queste e molte altre storie, nella speranza che siano sempre di più le persone pronte a chiedere un modello energetico realmente sostenibile, al di là della vuota retorica sulla lotta ai cambiamenti climatici che ci propinano i governi del Nord del mondo e i principali attori privati. Ne va della sopravvivenza del nostro Pianeta.

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