di Luca Manes
Barack Obama ha finalmente preso un provvedimento sul controverso progetto per la realizzazione dell’oleodotto Keystone XL. La gigantesca pipeline, lunga 3.500 chilometri, non si farà, almeno per il momento. La TransCanada, l’impresa costruttrice, potrà tuttavia richiedere di nuovo i permessi nei prossimi mesi. Il Keystone XL, quindi, sembra destinato a diventare un tema caldo dell’imminente campagna elettorale per le presidenziali.
Obama dice no al Keystone XL pipeline. Per il momento
Altro incidente al largo delle coste nigeriane
Ormai in Nigeria gli incidenti legati agli impianti per l’estrazione del petrolio non si contano più (vedi in proposito http://www.staccalaspina.org/index.php/petrolio-e-gas/ultime-notizie/309-la-marea-nera-nei-pressi-delle-coste-nigeriane). L’ultimo in ordine temporale si è verificato lunedì notte a sei miglia dalle coste nigeriane, quando una piattaforma è stata improvvisamente avvolta da fiamme alte decine di metri a causa di un incidente che, stando alle prime informazioni disponibili e riportate dalla Ong inglese Platform, nelle dinamiche ricorderebbe molto da vicino quella tristemente famosa della Deepwater Horizon.
La BP pronta a devastare l'Artico? L'azione di protesta alla Tate Gallery
Sabato scorso il collettivo di artisti “Liberate Tate” ha eseguito una performance di grandissimo impatto emotivo e visivo nella sala principale della Tate Galley, a Londra. Per denunciare il coinvolgimento della compagnia petrolifera britannica BP, tra i principali sponsor della Tate, nel business estrattivo nel Mar Artico, quattro persone velate di nero hanno tra trasportato 55 chilogrammi di ghiaccio dalla sede di Occupy London nei pressi della cattedrale di St Paul fino all’ingresso del museo. Le quattro persone sono rimaste per un quarto d’ora in silenzio assoluto accanto al ghiaccio che si scioglieva, donato da un ricercatore e proveniente dalla regione artica.
Francia, servono miliardi di euro per la sicurezza delle centrali nucleari
Adeguarsi ai più alti standard di sicurezza previsti per le centrali nucleari costerà alla Francia un conto di qualche miliardo di dollari. Ad affermarlo, nei primi giorni del 2012, l’Autorité de Sûreté Nucléaire (ASN), l’ente preposto al monitoraggio dei 58 impianti esistenti oltralpe. Per questi ultimi non c’è in nessun caso la necessità di una “chiusura immediata”, ma sono indispensabili “enormi misure di adeguamento e ristrutturazione”. Insomma, l’EDF, la società elettrica che gestisce il business dell’atomo in Francia, dovrà investire tantissimo per scongiurare l’eventualità di “incidenti nucleari”.
Altri articoli...
Pagina 1 di 65






Quali sono le imprese italiane che investono nel nucleare? Una panoramica sugli investimenti a rischio per la sicurezza e l'ambiente. Il caso Mochovce in Slovacchia e gli ultimi sviluppi nel settore.
Nel Delta del Niger alcune organizzazioni vogliono che il petrolio rimanga nel sottosuolo. Lo sfruttamento di questa risorsa ha causato enormi danni ambientali.
Le sabbie bituminose sono la nuova frontiera dell'estrazione. Ma dal Canada al Congo i costi per il territorio, la salute e la sopravvivenza delle comunità impattate sono elevatissimi.
La risorsa energetica più inquinante del pianeta è anche quella più utilizzata. E le imprese italiane stanno progettando nuovi impianti a ridosso dei nostri confini. 


