Stacca la spina

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Nucleare

nucleareQuali sono le imprese italiane che investono nel nucleare? Una panoramica sugli investimenti a rischio per la sicurezza e l'ambiente. Il caso Mochovce in Slovacchia e gli ultimi sviluppi nel settore. Leggi tutto

Petrolio e Gas

petrolioNel Delta del Niger alcune organizzazioni vogliono che il petrolio rimanga nel sottosuolo. Lo sfruttamento di questa risorsa ha causato enormi danni ambientali. Leggi tutto

Tar Sands

tar sandsLe sabbie bituminose sono la nuova frontiera dell'estrazione. Ma dal Canada al Congo i costi per il territorio, la salute e la sopravvivenza delle comunità impattate sono elevatissimi. Leggi tutto

Dighe

digheDalla Patagonia al Congo, i progetti che rischiano di rovinare per sempre paradisi ecologici e di forzare intere popolazioni allo spostamento dalle proprie terre. Leggi tutto

Carbone

carboneLa risorsa energetica più inquinante del pianeta è anche quella più utilizzata. E le imprese italiane stanno progettando nuovi impianti a ridosso dei nostri confini. Leggi tutto

Obama dice no al Keystone XL pipeline. Per il momento

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photo Pembina Institute - Tar Sands in Canadadi Luca Manes
Barack Obama ha finalmente preso un provvedimento sul controverso progetto per la realizzazione dell’oleodotto Keystone XL. La gigantesca pipeline, lunga 3.500 chilometri, non si farà, almeno per il momento. La TransCanada, l’impresa costruttrice, potrà tuttavia richiedere di nuovo i permessi nei prossimi mesi. Il Keystone XL, quindi, sembra destinato a diventare un tema caldo dell’imminente campagna elettorale per le presidenziali.

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Altro incidente al largo delle coste nigeriane

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incidente di Chevron - NigeriaOrmai in Nigeria gli incidenti legati agli impianti per l’estrazione del petrolio non si contano più (vedi in proposito http://www.staccalaspina.org/index.php/petrolio-e-gas/ultime-notizie/309-la-marea-nera-nei-pressi-delle-coste-nigeriane). L’ultimo in ordine temporale si è verificato lunedì notte a sei miglia dalle coste nigeriane, quando una piattaforma è stata improvvisamente avvolta da fiamme alte decine di metri a causa di un incidente che, stando alle prime informazioni disponibili e riportate dalla Ong inglese Platform, nelle dinamiche ricorderebbe molto da vicino quella tristemente famosa della Deepwater Horizon.

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La BP pronta a devastare l'Artico? L'azione di protesta alla Tate Gallery

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photo di Floe PieceSabato scorso il collettivo di artisti “Liberate Tate” ha eseguito una performance di grandissimo impatto emotivo e visivo nella sala principale della Tate Galley, a Londra. Per denunciare il coinvolgimento della compagnia petrolifera britannica BP, tra i principali sponsor della Tate, nel business estrattivo nel Mar Artico, quattro persone velate di nero hanno tra trasportato 55 chilogrammi di ghiaccio dalla sede di Occupy London nei pressi della cattedrale di St Paul fino all’ingresso del museo. Le quattro persone sono rimaste per un quarto d’ora in silenzio assoluto accanto al ghiaccio che si scioglieva, donato da un ricercatore e proveniente dalla regione artica.

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Francia, servono miliardi di euro per la sicurezza delle centrali nucleari

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centrale di tricastinAdeguarsi ai più alti standard di sicurezza previsti per le centrali nucleari costerà alla Francia un conto di qualche miliardo di dollari. Ad affermarlo, nei primi giorni del 2012, l’Autorité de Sûreté Nucléaire  (ASN), l’ente preposto al monitoraggio dei 58 impianti esistenti oltralpe. Per questi ultimi non c’è in nessun caso la necessità di una “chiusura immediata”, ma sono indispensabili “enormi misure di adeguamento e ristrutturazione”. Insomma, l’EDF, la società elettrica che gestisce il business dell’atomo in Francia, dovrà investire tantissimo per scongiurare l’eventualità di “incidenti nucleari”.

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Perché Stacca la Spina

In un mondo ideale sarebbe giunto finalmente il momento di staccare la spina ai progetti energetici che fanno male all’ambiente e alle popolazioni locali.

Quelli che continuano a sfruttare i combustibili fossili infischiandosene delle conseguenze nefaste che provocano da decenni.

Quelli che ci vogliono far credere che il carbone può essere “pulito”, creando un ossimoro all’ennesima potenza.

Oppure quelli che hanno intenzione di massacrare ettari ed ettari di territorio per cavarne fuori la sabbie bituminose, una versione molto più inquinante del petrolio e che ha già rovinato uno spicchio significativo di Canada.

E ancora quelli che ci vorrebbero far credere “sostenibili” e a difesa del clima, se non addirittura assimilabili alle fonti rinnovabili: la grandi dighe e il nucleare.

Il sito “stacca la spina” è nato tre anni fa proprio per monitorare e denunciare i pericoli collegati a questa ultima tipologia di progetto energetico, che sta per rivedere la luce tra mille dubbi e incertezze. In tanti dei progetti di cui si occupa il sito c’è un serio coinvolgimento di due tra le principali multinazionali italiane: l’Enel e l’Eni, entrambe per circa il 30 per cento ancora di proprietà dello Stato italiano. Compagnie che operano, e tanto, all’estero e che spesso sono state oggetto di controversie e contenziosi ancora aperti. “Stacca la spina” seguirà queste e molte altre storie, nella speranza che siano sempre di più le persone pronte a chiedere un modello energetico realmente sostenibile, al di là della vuota retorica sulla lotta ai cambiamenti climatici che ci propinano i governi del Nord del mondo e i principali attori privati. Ne va della sopravvivenza del nostro Pianeta.

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