Stacca la spina

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Nucleare

nucleareQuali sono le imprese italiane che investono nel nucleare? Una panoramica sugli investimenti a rischio per la sicurezza e l'ambiente. Il caso Mochovce in Slovacchia e gli ultimi sviluppi nel settore. Leggi tutto

Petrolio e Gas

petrolioNel Delta del Niger alcune organizzazioni vogliono che il petrolio rimanga nel sottosuolo. Lo sfruttamento di questa risorsa ha causato enormi danni ambientali. Leggi tutto

Tar Sands

tar sandsLe sabbie bituminose sono la nuova frontiera dell'estrazione. Ma dal Canada al Congo i costi per il territorio, la salute e la sopravvivenza delle comunità impattate sono elevatissimi. Leggi tutto

Dighe

digheDalla Patagonia al Congo, i progetti che rischiano di rovinare per sempre paradisi ecologici e di forzare intere popolazioni allo spostamento dalle proprie terre. Leggi tutto

Carbone

carboneLa risorsa energetica più inquinante del pianeta è anche quella più utilizzata. E le imprese italiane stanno progettando nuovi impianti a ridosso dei nostri confini. Leggi tutto

Il grido di Matambo

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Valle del Rio Magdalena (Foto Dru007, Wikipedia) Licenza CC Attribution Share Alike 3.0 Unporteddi Bruno Federico

“Che faresti se un giorno venissero a casa tua e ti dicessero che sarà sommersa?”

Il soggetto
Gigante è un piccolo paesino popolato da agricoltori. Il nome deriva da una leggenda che parla di un gigante di cui si può indovinare il profilo del volto, che guarda le nuvole disteso sulla cordigliera. Al mio arrivo mi è stata posta una domanda che frantumava qualsiasi altro ragionamento politico, economico o giuridico e colpiva dritto al cuore il problema che si stava vivendo nella zona: “Che faresti se un giorno venissero a casa tua e ti dicessero che sarà sommersa?” Già, che faresti? Chiederei, mi informerei, mi arrabbierei, mi difenderei con le unghie e con i denti.

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Nuovi pozzi di petrolio nel Yasunì

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Yasuni National Park, Ecuador (foto di Geoff Gallice, flickr)di Marina Forti - Il Manifesto



Ha fatto molto parlare di sé, e con ragione, il progetto del governo ecuadoriano di non estrarre petrolio nel Parco nazionale di Yasunì, uno dei luoghi di maggiore concentrazione di diversità biologica del pianeta, in piena regione amazzonica. E' un bellissimo progetto ecologico: lasciare il petrolio sottoterra e compensare il reddito non prodotto cedendo invece «certificati di garanzia» corrispondenti alle tonnellate di anidride carbonica che non andranno nell'atmosfera.

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Una società mineraria brasiliana vince il Nobel della vergogna

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foto: http://www.publiceye.chDopo 21 giorni di serrata disputa, il colosso minerario brasiliano Vale nel fine settimana appena trascorso ha vinto il Public Eye Award, il riconoscimento per la peggior impresa del pianeta in ambito ambientale e dei diritti umani assegnato ogni anno con il voto della società civile mondiale dalle organizzazioni Greenpeace Svizzera e Berne Declaration durante il Forum economico mondiale (Wef) di Davos.

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Obama dice no al Keystone XL pipeline. Per il momento

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photo Pembina Institute - Tar Sands in Canadadi Luca Manes
Barack Obama ha finalmente preso un provvedimento sul controverso progetto per la realizzazione dell’oleodotto Keystone XL. La gigantesca pipeline, lunga 3.500 chilometri, non si farà, almeno per il momento. La TransCanada, l’impresa costruttrice, potrà tuttavia richiedere di nuovo i permessi nei prossimi mesi. Il Keystone XL, quindi, sembra destinato a diventare un tema caldo dell’imminente campagna elettorale per le presidenziali.

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Perché Stacca la Spina

In un mondo ideale sarebbe giunto finalmente il momento di staccare la spina ai progetti energetici che fanno male all’ambiente e alle popolazioni locali.

Quelli che continuano a sfruttare i combustibili fossili infischiandosene delle conseguenze nefaste che provocano da decenni.

Quelli che ci vogliono far credere che il carbone può essere “pulito”, creando un ossimoro all’ennesima potenza.

Oppure quelli che hanno intenzione di massacrare ettari ed ettari di territorio per cavarne fuori la sabbie bituminose, una versione molto più inquinante del petrolio e che ha già rovinato uno spicchio significativo di Canada.

E ancora quelli che ci vorrebbero far credere “sostenibili” e a difesa del clima, se non addirittura assimilabili alle fonti rinnovabili: la grandi dighe e il nucleare.

Il sito “stacca la spina” è nato tre anni fa proprio per monitorare e denunciare i pericoli collegati a questa ultima tipologia di progetto energetico, che sta per rivedere la luce tra mille dubbi e incertezze. In tanti dei progetti di cui si occupa il sito c’è un serio coinvolgimento di due tra le principali multinazionali italiane: l’Enel e l’Eni, entrambe per circa il 30 per cento ancora di proprietà dello Stato italiano. Compagnie che operano, e tanto, all’estero e che spesso sono state oggetto di controversie e contenziosi ancora aperti. “Stacca la spina” seguirà queste e molte altre storie, nella speranza che siano sempre di più le persone pronte a chiedere un modello energetico realmente sostenibile, al di là della vuota retorica sulla lotta ai cambiamenti climatici che ci propinano i governi del Nord del mondo e i principali attori privati. Ne va della sopravvivenza del nostro Pianeta.

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