Nonostante una crescente opposizione locale e internazionale, nell’aprile del 2010 la Banca mondiale ha deciso di staccare un assegno di ben 3,75 miliardi di dollari intestato alla compagnia sudafricana Eskom. La multinazionale del settore estrattivo impiegherà quel fiume di denaro per la realizzazione della centrale a carbone di Medupi, nel Nord del Paese. Una volta attivo, l’impianto provocherà impatti negativi molto pesanti sui terreni e sulle risorse idriche dell’area interessata, contribuendo inoltre ai cambiamenti climatici tramite l’emissione di 30 milioni di tonnellate di CO2 l’anno.
Schede
Scheda Medupi - Sudafrica
Scheda carbone in Albania
LA DESCRIZIONE DEL PROGETTO E LE COMPAGNIE COINVOLTE
Nel dicembre 2007 l’amministratore delegato dell’Enel Fulvio Conti volò a Tirana per siglare con il ministro dell’Economia, del Commercio e dell’Energia locale un memorandum of understanding per lo sviluppo del settore energetico albanese. Tra i punti chiave dell’accordo c’era la costruzione di una centrale termoelettrica a carbone, con una capacità produttiva complessiva di 1.600 megawatt e un costo di almeno 2,2 miliardi di euro nei pressi di Porto Romano, località a pochi chilometri da Durazzo. Un progetto enorme per un Paese piccolo e finanziariamente certo non ricchissimo come l'Albania. A fronte dell’interessamento iniziale di altre imprese, in primis il gruppo greco Titan e la tedesca RWE, non è stata indetta nessuna gara d’appalto internazionale









