Stacca la spina

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La Bers non abbandona i combustibili fossili

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di Martin Kraft [licenza CC-BY-SA-3.0, attraverso Wikimedia Commons]Nel quinquennio 2006-2011 La Banca europea per la ricostruzione e lo sviluppo (Bers) ha erogato oltre tre miliardi di euro dei suoi fondi per progetti finalizzati all'estrazione di combustibili fossili, ovvero quasi metà dei prestiti effettuati dall'istituzione per il settore energetico. Sebbene il sostegno delle energie rinnovabili sia in aumento, è quanto mai preoccupante l'incremento di prestiti per l'estrazione del carbone (dai 60 milioni del 2006, ai 262 del 2011).

A fare i conti in tasca alla Bers è stata la rete CEE Bankwatch, realtà della società civile dell'Est Europa da anni impegnata nel monitoraggio di varie istituzioni del Vecchio Continente. Nel suo rapporto “Tug of War”, presentato la scorsa settimana a Londra, CEE Bankwatch è molto critica della condotta della banca, la quale per mandato dovrebbe favorire lo sviluppo sostenibile in tutte le sue attività.

Nata nel 1991 per agevolare la transizione economica nei Paesi dell'Est Europa ex comunisti, l'istituzione con sede a Londra gestisce meno fondi rispetto alle altre istituzioni finanziarie internazionali come la Banca europea per gli investimenti o la Banca mondiale, tuttavia ha a sua disposizione preziose risorse che potrebbero essere utilizzate in ben altra maniera, almeno nell'opinione delle Ong. Nel 2011 la Bers ha effettuato prestiti anche per tre progetti idroelettrici molto controversi in Croazia, Georgia e Macedonia.

 

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