Niente crediti di carbonio prodotti dalle centrali a carbone. Il comitato esecutivo del Clean Development Mechanism (CDM) delle Nazioni Unite a metà luglio ha richiesto un ulteriore giro di consultazioni sull’introduzione di regole che potrebbero far rientrare impianti a carbone in India e Cina nell’ambito del CDM, previsto dal Protocollo di Kyoto. Numerosi osservatori internazionali e Ong ambientaliste hanno accolto la decisione come un passaggio forse decisivo per escludere il combustibile fossile più inquinante e responsabile di una cospicua fetta delle emissioni di CO2 dall’ambito dei crediti di carbonio.
Quanto stabilito dal Comitato, infatti, significa che qualsiasi futura approvazione di un approccio basato su carbone arriverà troppo tardi per i progetti che dovranno essere registrati entro la fine di quest'anno nell’Emissions Trading Scheme dell’Unione europea (il mercato di crediti di carbonio più ricco e attivo del Pianeta). A Partire dal prossimo anno, i progetti saranno ammissibili nell’Emissions Trading Scheme dell’Unione europea solo se portati avanti nei Paesi più poveri del mondo, ma è un dato di fatto che la maggior parte delle centrali a carbone è in costruzione in India e in Cina.








