Stacca la spina

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Scheda Medupi - Sudafrica

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centrale carbone ©riproduzione riservataNonostante una crescente opposizione locale e internazionale, nell’aprile del 2010 la Banca mondiale ha deciso di staccare un assegno di ben 3,75 miliardi di dollari intestato alla compagnia sudafricana Eskom. La multinazionale del settore estrattivo impiegherà quel fiume di denaro per la realizzazione della centrale a carbone di Medupi, nel Nord del Paese. Una volta attivo, l’impianto provocherà impatti negativi molto pesanti sui terreni e sulle risorse idriche dell’area interessata, contribuendo inoltre ai cambiamenti climatici tramite l’emissione di 30 milioni di tonnellate di CO2 l’anno.

Per alimentare il nuovo mega impianto, poi, in Sudafrica si apriranno 40 nuove miniere di carbone,  condannando così per i prossimi decenni il Paese alla dipendenza dal combustibile fossile più inquinante che si conosca.

Nei giorni che hanno preceduto la decisione della Banca le comunità locali, tramite le organizzazioni Earthlife Africa e Ground Work, hanno inoltrato un reclamo formale all’Inspection Panel, l’organo ispettivo indipendente dell’istituzione di Washington, nel quale si contestano le nefaste conseguenze socio-ambientali del progetto. Una mossa, quella delle realtà della società civile sudafricana, che è un po’ il culmine delle proteste che per settimane hanno investito la Eskom e la stessa World Bank.

I sostenitori di Medupi affermano che l’opera faciliterà l’accesso all’energia elettrica da parte dei più poveri. Una tesi fortemente contestata dagli oppositori del progetto, tra cui lo stesso sindacato sudafricano, il COSATU, che invece pensano che la centrale andrà a beneficiare numerose
compagnie multinazionali particolarmente “energivore” e inquinanti che, grazie ad accordi ancora in vigore dal periodo dell'apartheid, spunteranno delle tariffe inferiori rispetto a quelle previste da Eskom per le famiglie più povere.

Le preoccupazioni sulle implicazioni socio-ambientali del progetto sono così numerose e circostanziate, che i vertici delle Commissioni Esteri e sui Servizi Finanziari del Senato degli Stati Uniti avevano scritto al presidente della Banca mondiale Robert Zoellick per manifestare le loro perplessità. Nella sua risposta, l’ex fedelissimo di George W. Bush però aveva già lasciato intendere come sarebbe andata a finire la votazione, perorando la causa della corporation sudafricana.    

D’altronde la Eskom è storicamente un cliente affezionato della Banca mondiale, dal momento che già fra il 1951 e il 1967 i banchieri di Washington avevano aiutato finanziariamente l’azienda. Peccato che all’epoca l’energia prodotta arrivasse a basso costo solo nelle abitazioni dei bianchi, mentre alle famiglie nere non era garantita nessuna possibilità di accesso alla corrente elettrica.

Val la pena rammentare che al momento del voto finale sul progetto cinque direttori su 24, tra cui i rappresentati di Usa e Italia, si sono astenuti. Nella consuetudine della World Bank un’astensione equivale a un parere non positivo al finanziamento in esame.

 

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