Nella sua nuova strategia energetica la Banca mondiale sarebbe pronta a cancellare i finanziamenti a nuovi progetti per l’estrazione del carbone. All’apparenza è una notizia bomba, nonostante arrivi con quasi dieci anni di ritardo rispetto alle conclusioni dell’Extractive Industries Review, che richiedevano per l’appunto uno stop definitivo al carbone. Ma a leggere bene tra le righe si apprende che sono previste delle eccezioni per le richieste provenienti dai paesi in via di sviluppo, dove l’elettricità è ancora oggi a disposizione di pochi.
“Il progetto di strategia è deludente. Sembra quasi che la Banca Mondiale stia cerando di dare una ripulita alle proprie attività continuando a portare avanti progetti sporchi come al solito” ha dichiarato Alison Doig, consulente senior sul cambiamento climatico presso la Christian Aid. “Mentre da una parte viene proposto un taglio dei finanziamenti destinati al carbone per i paesi a medio reddito dall’altra la banca continuerà i propri investimenti nei combustibili fossili nei paesi più poveri, condannandoli ad un futuro con alte emissioni di carbonio. Questo significa che la Banca potrebbe spendere di più investendo nei combustibili fossili nei paesi più poveri”.
I finanziamenti ai combustibili inquinanti sono da tempo un obiettivo degli ambientalisti, che lo scorso anno hanno attaccato la Banca Mondiale a seguito della decisione di concedere 4 miliardi di dollari alla compagnia sudafricana Eskom per costruire quella che sarebbe poi diventata una delle centrali elettriche alimentate a carbone tra le più grandi del mondo.
Questi i fatti, ai quali spesso non corrispondono le parole. Non a caso Robert Zoellick, il presidente della Banca Mondiale, ha spesso parlato in pubblico della necessità di riallineare i criteri di finanziamento dell’istituzione con gli obiettivi del cambiamento climatico, sottolineando che la Banca Mondiale è anche uno dei principali finanziatori al mondo in società dedicate alla produzione di energia a basse emissioni.
La banca è stata inoltre attaccata per i suoi tentativi di conquistare i finanziamenti internazionali di progetti per il cambiamento climatico. Ai sensi dell’accordo di Copenaghen del 2009, la banca potrebbe essere accusata di aver erogato i miliardi di finanziamenti che i paesi ricchi avrebbero dovuto inviare ai paesi poveri destinati ad aiutarli a far fronte agli effetti dei cambiamenti climatici e per ridurre le emissioni di gas serra.
A tal proposito la Doig ha dichiarato: “La Banca Mondiale sembra pensare di poter gestire i nuovi fondi mondiali per il clima pur continuando a stimolare lo sviluppo di progetti ad alto tenore di carbonio mentre invece dovrebbe proporre una strategia coerente e credibile per promuovere la fiorente economia verde che potrebbe aiutare i paesi in via di sviluppo ad adottare tecnologie per il 21° secolo”.








