La scorsa settimana migliaia di persone (forse fino a 20mila) hanno assediato un ufficio del governo a Heiman, una città della Cina meridionale, bloccando una strada per chiedere lo stop a un progetto per la costruzione di una centrale a carbone. La popolazione locale è molto preoccupata per l’aumento dell’inquinamento dell’aria che l’impianto comporterebbe. La polizia antisommossa ha usato gas lacrimogeni nel tentativo di disperdere i manifestanti.
E’ la seconda grande protesta in due settimane in un angolo della costa meridionale della Cina dove negli ultimi anni si erano già registrate varie agitazioni per numerose dispute su terreni agricoli. Nella provincia di Guangdong, infatti, i conflitti sono particolarmente intensi perché la zona è tra le più sviluppate della Cina e il costo della terra sta crescendo in modo esponenziale.
I manifestanti ritengono che un esistente impianto a carbone abbia contribuito a determinare un picco dei casi di cancro e un pesante inquinamento dei mari, un serio problema per una città dove la pesca è una fonte primaria di sostentamento.








