La centrale elettrica a carbone da 4mila megawatt Tata Mundra, nello Stato indiano del Gujarat, “comporta dei costi sociali, ambientali ed economici sproporzionati. La compagnia, le agenzie governative, le autorità del Gujarat e di Nuova Delhi e le istituzioni finanziarie internazionali coinvolte hanno colpevolmente ignorato o non hanno preso in considerazione tali costi, facendo molto poco per mitigare i devastanti impatti dell’opera”.
Le conclusioni degli esperti indipendenti chiamati a valutare la fattibilità o meno del progetto non sembrano lasciar adito a dubbi. Tata Mundra, fortemente voluto dalla corporation indiana Tata, dall’esecutivo centrale e, tra gli altri, dalla Banca mondiale, metterà a rischio la sopravvivenza di intere comunità, ingannate sulla reale portata delle conseguenze estremamente negative che la mega centrale reca con sé e nemmeno prese in considerazione per ciò che concerne le valutazioni ufficiali sugli impatti sociali e ambientali.
Il gruppo di esperti indipendenti ha raccomandato alle istituzioni finanziarie internazionali finanziatrici (Banca mondiale e Banca asiatica per lo sviluppo) di riconsiderare con attenzione il loro coinvolgimento in Tata Mundra, reputato in aperta violazione di molte delle loro linee guida in diverse materie.
Val la pena rammentare che due anni fa il ramo della World Bank che presta ai privati, l’International Finance Corporation (IFC), aveva approvato un finanziamento di 450 milioni di dollari per la costruzione della centrale a carbone. Un impianto che, secondo un rapporto molto circostanziato prodotto da Friends of the Earth Internazional, emetterà annualmente 25,7 milioni di tonnellate di CO2 per almeno cinque lustri.








