
La Eskom, beneficiaria di un mega prestito di 3,75 miliardi di dollari dalla Banca mondiale per costruire la centrale a carbone cosiddetto pulito di Medupi, sta portando avanti uno studio di fattibilità per capire se il progetto può rientrare nel Clean Development Mechanism (CDM) previsto dal protocollo di Kyoto per acquisire crediti di carbonio e rendere così “più efficiente l’impianto”. La notizia è stata ripresa dai media sudafricani nel corso di questa settimana.
In pratica qualora la multinazionale estrattiva dovesse aver successo nel suo intento, otterrebbe ulteriori finanziamenti per ridurre le sue emissioni tramite l’utilizzo di tecnologie molto avanzate. Ma le organizzazioni ambientaliste e di base locali e internazionali non ci stanno e reputano un ulteriore inganno la mossa della Eskom, rammentando che stiamo parlando di una centrale, quella di Medupi, che una volta ultimata sarà la quarta più grande al mondo e produrrà emissioni di CO2 superiori ai 25 milioni di tonnellate l’anno. Per Jennifer Haverkamp, esponente di spicco della Ong americana Environmental Defense Fund, “non è questa la strada da seguire per uno sviluppo sostenibile e favorevole alla stabilizzazione del clima”. Un portavoce della Banca mondiale, Roger Morier, ha invece lodato la scelta della Eskom, definendola una delle migliori opzioni strategiche a disposizione della compagnia, sebbene non si sia sbilanciato troppo sulla eleggibilità di Medupi in merito al CDM del Protocollo di Kyoto.









