Si chiama “A Partnership of Unequals”, è il nuovo rapporto della rete di Ong CEE Bankwatch sulle questioni energetiche. In particolare si sofferma con vari casi studio su come l'Unione europea stia pianificando l'importazione in grande stile di energia elettrica dai Paesi balcanici occidentali, dalla Georgia e dall'Ucraina e di come però i programmi dell'Ue e delle sue istituzioni finanziarie finiscano per provocare serie conseguenze sui Paesi esportatori.
Per produrre l'energia che poi sarà venduta all'estero, l'Ucraina si affida ancora a centrali nucleari obsolete e a forte rischio, mentre i Paesi della parte occidentale dei Balcani sfruttano il loro potenziale idroelettrico, in particolare per agevolare l'Italia nel raggiungimento degli obiettivi sull'energia “pulita” da centrare entro il 2020 (per il momento siamo all'8,9 per cento, dobbiamo arrivare al 17). Ma la dighe di Moraca Canyon e la collegata linea di trasmissione di Lastva Pljevlja in Montenegro non solo stanno avendo pesanti impatti sulla biodiversità della regione, ma allo stesso tempo pregiudicano le possibilità di raggiungere gli obiettivi di produzione di energia da fonti alternative dello stesso Paese balcanico, una volta ammesso a far parte dell'Unione europea.
Un ulteriore timore è che la linea di trasmissione possa essere impiegata per trasportare l'energia prodotta dalle centrali a carbone presenti nell'area e fonti di inquinamento che dovrebbero essere invece spente al più presto.








