Fonte: Misna. Sono stati ‘rilasciati’ martedì in serata un centinaio di operai del cantiere della centrale elettrica di Dardanelos, vicino Aripuaná (Mato Grosso), trattenuti da Domenica da un gruppo di circa 250 indigeni appartenenti a 11 diverse etnie che hanno occupato il sito per protestare contro la costruzione dell’impianto. “In nessun momento le vite degli operai sono state minacciate” ha chiarito Antonio Carlos Ferreira de Aquino, coordinatore regionale della Fondazione nazionale dell’indio (Funai, ente governativo). Gli indigeni proseguono comunque l’occupazione e chiedono un risarcimento pari a circa quattro milioni di euro per i danni subiti dalle loro comunità a causa dei lavori intrapresi dalla ‘Energética Águas de Pedra’.
L’azienda, ha riferito il coordinatore della Funai citato da fonti di stampa brasiliane, ha fatto saltare in aria con esplosivi parte di un sito considerato sacro dai popoli nativi della regione. “Da tempo gli indigeni rivendicano una compensazione come prevede la legge. Dal momento che la centrale comincerà a lavorare alla fine dell’anno, hanno perso la pazienza” ha aggiunto il funzionario. Nel tentativo di promuovere un negoziato, oggi è previsto un incontro tra una delegazione di indios, esponenti della Funai, autorità locali e dirigenti dell’azienda costruttrice che nega i danni anche ambientali denunciati invece dalle comunità native.









