Il presidente brasiliano Luis Inacio da Silva la settimana scorsa ha siglato il contratto per la costruzione dell’impianto idroelettrico di Belo Monte, nel cuore dell’Amazzonia. Una mega diga sul fiume Xingo che a pieno regime produrrà 11.200 megawatt. Il progetto ha costretto il governo brasiliano ad ingaggiare un duro braccio di ferro con le popolazioni indigene e con un gran numero di ambientalisti schierati a loro fianco e provenienti da mezzo mondo. Proteste e resistenze che hanno causato ritardi nell'avvio del progetto, ma anche un sostanziale ridimensionamento del bacino creato dallo sbarramento (che sarà di circa 250 chilometri quadrati, inferiore a quello originariamente previsto).
Una volta ultimata, la centrale di Belo Monte sarà il terzo impianto idroelettrico (ma anche, in assoluto, la terza centrale elettrica) più grande del mondo ed il secondo in Brasile, dopo la centrale di Itaipu che ha una potenza di 14.000 megawatt. Secondo le stime, l'impianto, la cui costruzione si avvarrà del concorso di 18 partner, avrà un costo di circa 9 miliardi di euro. La produzione di energia elettrica da Belo Monte dovrebbe iniziare nel 2015. Migliaia di indigeni e ettari e ettari di foresta Amazzonica sono in pericolo a causa della diga e come se non bastasse alcuni esperti ritengono che il progetto presenti diversi difetti strutturali.









