Fonte: Misna. Tra i molti allarmi che risuonano in questi giorni a Rio+20, ce n’è uno che raccoglie le firme di 107 organizzazioni non governative. L’iniziativa dell’Onu per portare energia “pulita” alle popolazioni che vivono in povertà rischia di diventare appannaggio delle multinazionali del settore, lasciando di fatto esclusi proprio coloro che dovrebbero esserne i beneficiari.
E´ quello che denunciano, tra gli altri, Friends of the Earth, Christian Aid, Article 19, Bolivian Climate Change Platform, International Institute for Environment and Development, International Tibet Network, Pan African Climate Justice Alliance, Oxfam e Greenpeace.
Le organizzazioni non governative esprimono un plauso unanime per l’iniziativa promossa dal segretario generale del Palazzo di Vetro “Energia sostenibile per tutti” in un anno, il 2012, che gli è stato dedicato, ma ricordano che “un miliardo e 400.000 persone nel mondo oggi non hanno accesso all’elettricità” come sottolinea alla MISNA Rachel Baird di Christian Aid, mentre il 40% della popolazione globale usa combustibili solidi per cucinare o riscaldarsi.
“Questi un miliardo e 400.000 persone contano tanto, come chiunque altro in questo pianeta e devono essere coinvolte nelle decisioni che le riguardano” aggiunge Baird. “Se cosi` non dovesse essere – insiste l’attivista – di certo le decisioni che saranno prese non saranno quelle giuste”.
Nella sua forma attuale, evidenziano i firmatari dell´appello, l’iniziativa è inadeguata e non inclusiva e non otterrà il livello di cambiamento richiesto per affrontare sia la penuria di energia che i cambiamenti climatici. “Il mondo – dice Pascoe Sabido, consigliere per l´energia sostenibile di Friends of the Earth Europe – è d’accordo sul fatto che il nostro sistema energetico è fallimentare. Non funziona per quei miliardi di persone che non hanno elettricità né attrezzature per cucinare in modo igienico, né per il pianeta poiché ci indirizza verso una crisi climatica. Se davvero il segretario intende garantire energia elettrica a tutti deve ascoltare gli appelli delle popolazioni del mondo che gli chiedono di trasformare il nostro sistema e non di chiudere a chiave i poveri costringendoli a un ‘altra generazione di energia sporca”.
Sulla stessa linea Lidy Nacpil, coordinatrice internazionale di Jubilee South Asia/Pacific Movement on Debt and Development. “Qualsiasi iniziativa per l’energia globale che non metta i beneficiari nella sala dei bottoni – sottolinea Nacpil – è destinata a fallire. Invece di promuovere la proprietà e la gestione delle risorse energetiche, questa iniziativa spinge a una maggiore privatizzazione e garantisce che il nostro sistema energetico e le nostre democrazie restino in mano all’1%. Sono gli interessi corporativi ad aver consentito finora di impedire una netta e rapida svolta globale verso le energie pulite e rinnovabili”.








