Tra le mega dighe più controverse del Pianeta c’è sicuramente quella di Xayaburi, sul tratto laotiano del Mekong. Fortemente oluta dall’esecutivo locale e da quello thailandese, costituisce una enorme minaccia per la pesca e la sicurezza alimentare di almeno 60 milioni di persone che vivono lungo il bacino del fiume.
In attesa di stabilire i reali impatti transfrontalieri del progetto, era stata decretata la sospensione dei lavori, che però sembra non si siano mai fermati. Dopo varie denunce internazionali, il governo laotiano ha invitato i rappresentanti degli altri Paesi del Bacino del Basso Mekong a fare un’ispezione in loco. Ispezione a cui parteciperanno anche consulenti della Poyry e della Companie Nationale du Rhone, ovvero le due società che si occuperanno della valutazione sugli impatti.
Secondo il ministro degli Esteri laotiano “ci sono molte persone che non comprendono la situazione reale e c’è bisogno di dare loro una corretta informazione.”
Al segretario di Stato americano Hillary Clinton che, nella sua visita in Laos di poche ore di una settimana fa, aveva invitato il primo ministro laotiano a condurre più studi sulla diga e sui suoi impatti prima di procedere con i lavori, il premier aveva assicurato l’impegno a non andare avanti col progetto senza l’approvazione dei Paesi vicini.
Ma dalle indagini della Ong statunitense International Rivers la situazione sembra ben altra. Le attività di costruzione procederebbero e alcuni villaggi sarebbero stati addirittura sfollati, ricollocando le persone altrove.








