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«Gli abitanti della Patagonia non vogliono le mega dighe»

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Luis InfantiIntervista di Luca Manes a Luigino Infanti, vescovo dell'Aysen, nella Patagonia cilena, delegato all'assemblea degli azionisti Enel (Il Manifesto - 30 aprile 2010)

Luigino Infanti è da un decennio il vescovo dell'Aysen, regione della Patagonia cilena. E' in Italia per partecipare all'assemblea degli azionisti dell'Enel, oggi a Roma. L'azienda italiana infatti, tramite la controllata spagnola Endesa, partecipa a un grande progetto idroelettrico nel cuore della Patagonia. Delegato dai Missionari Oblati di Maria Immacolata, su iniziativa della Fondazione Culturale di Banca Etica, il vescovo Infanti è qui, ci dice, per «dar voce alla preoccupazione di migliaia di persone per le cinque mega dighe che si vogliono realizzare sul nostro territorio, per produrre energia idroelettrica per miniere che si trovano 2.300 chilometri più a nord». Il progetto prevede di imbrigliare due fiumi, il Pascua e il Baker, e costruire una linea di trasmissione che taglia i territori Mapuche, atttraverso 16 aree protette statali e 32 private.

Ha già avuto contatti con l'Enel?
Sì, un anno fa ho incontrato qui a Roma alti dirigenti dell'Enel e anche esponenti della Cisl, ai quali ho consegnato una lettera pastorale scritta di mio pugno. L'Enel ha manifestato interesse, quanto meno nel mantenere un contatto. Per me il discorso è soprattutto etico e ha interferenze dirette nel campo della politica, dell'economia e della cultura.
Al momento che cosa succede sul campo?
L'Hidroaysen, la compagnia che promuove il progetto - per il 51 è di proprietà di Endesa e per il 49% della cilena Colbun - ha presentato le due versioni iniziali dello studio di impatto ambientale. La prima ha ricevuto 3mila osservazioni dagli organismi del governo e oltre 9mila dalle popolazioni locali. La seconda stesura ha raccolto ancora più mille osservazioni di tipo tecnico, ambientale ed economico, a dimostrazione delle difficoltà del progetto. A fine giugno è attesa la stesura finale.
Come si è organizzata la popolazione locale?
Tre anni fa è stato fondato il Consiglio della difesa della Patagonia, che comprende una sessantina di organizzazioni sociali, culturali, religiose, ambientali e studentesche che promuovono attività su scala locale e nazionale. Sottolineo che dagli ultimi sondaggi, il 58% di cileni è contrario alle dighe.
L'elezione del candidato della destra Sebastian Pinera alla presidenza della Repubblica cambia la scena?
Pinera ha posizione neoliberiste ed è senza dubbio favorevole al progetto. C'è da dire che anche il precedente governo lo ha sostenuto, sebbene non lo abbia mai approvato ufficialmente.
Durante la sua dittatura Augusto Pinochet privatizzò selvaggiamente il settore idrico: ora com'è la situazione?
La costituzione voluta da Pinochet e datata 1980 permette a chi ha il potere economico di comprarsi il Cile, e così il settore idrico ha finito per essere il più privatizzato dell'intero pianeta. L'82% è in mano a Endesa, che arriva ad avere il 96% in Aysen, il resto a imprese minori. Tuttavia al momento in Cile ci sono ben 25 conflitti in atto per l'acqua, le miniere e le foreste.

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