Le autorità federali statunitensi la scorsa settimana hanno autorizzato la costruzione di due nuovi reattori nucleari per la prima volta dal 1978, l’anno del celebre incidente di Three Mile Island. Il via libera ai reattori tre e quattro di Vogtle, una centrale situata in Georgia, è giunto nonostante l'opposizione del presidente della Commissione per il nucleare (Nuclear Regulatory Commission). “Non posso approvare questa autorizzazione come se il disastro di Fukushima non fosse mai accaduto” ha detto Gregory Jaczko, riferendosi a quanto accaduto lo scorso anno in Giappone.
Negli ultimi 30 anni nessuna compagnia si è arrischiata a investire i suoi fondi nell’atomo. Adesso ci prova la Southern Co. I costi dell’operazione, quasi pleonastico sottolinearlo, sono elevati: ammontano infatti a 14 miliardi di dollari. I due reattori dovrebbero essere operativi tra il 2016 e il 2017 e godranno di un incentivo garantito dall’amministrazione Obama nella forma di un prestito federale per una somma di poco superiore agli otto miliardi di dollari.
Val la pena rammentare che lo scorso giugno un’inchiesta condotta dalla Associated Press in collaborazione con la Commissione per il nucleare ha svelato un dato quanto mai inquietante: in 48 siti nucleari su 65 c’è una perdita di trizio, un isotopo radioattivo dell’idrogeno. Sotto le vecchie centrali costruite negli anni ‘60 e ’70, infatti, ci sono chilometri di tubazioni che stanno letteralmente andando in pezzi. Tre quarti degli impianti americani hanno vissuto episodi di riversamento di trizio nelle falde acquifere attraverso tubature interrate che si sono corrose con il passare degli anni.








