Ormai sono sempre più numerose le azioni legali portate avanti da singoli o intere comunità contro i danni causati dalle attività delle multinazionali petrolifere nel Delta del Niger. La comunità di Ogale ha appena chiamato in causa la corporation anglo-olandese Shell. Quasi senza precedenti il livello di inquinamento dell’area abitata dagli esponenti di Ogale, sita nell’Ogoniland. In base a quanto riscontrato dagli esperti delle Nazioni Unite, nell’acqua sarebbero presenti sostanze cancerogene ben 900 volte i limiti imposti dall’Organizzazione mondiale della Sanità.
Tutta colpa degli sversamenti di petrolio, che troppo spesso si verificano senza che la compagnia intervenga prontamente e soprattutto senza che provveda a sostituire i tubi delle pipeline, ormai vecchi di decenni.
Le Nazioni Unite, oltre a evidenziare come il caso di Ogale sia il più grave riscontrato nei suoi mesi di ricerca sul campo, hanno affermato che serviranno 25-30 anni per mondare il territorio degli Ogoni dalle lordure delle compagnie petrolifere.








