La oil corporation Royal Dutch Shell rischia di essere condannata da un tribunale degli Stati Uniti per complicità in torture e assassinii commessi tra il 1992 e il 1995, negli anni del regime militare di Sani Abacha. A sostenerlo sono in questi giorni i media nigeriani, che fanno riferimento al processo Kiobel v Shell, iniziato lo scorso febbraio presso la Corte Suprema degli Stati Uniti. La sentenza è attesa per al massimo dicembre.
L’azione legale è stata avviata da 12 nigeriani originari di Ogoniland, un’area della regione petrolifera del Delta del Niger. La loro tesi è che, per superare l’opposizione di alcune comunità alle prospezioni petrolifere, Shell ha chiesto e sostenuto un intervento repressivo dell’esercito e delle forze di polizia.
I nigeriani parte civile hanno potuto far causa alla multinazionale grazie a una legge in vigore dal 1789, la Alien Tort Statute, che prevede una giurisdizione dei tribunali statunitensi “per tutti i reati commessi in violazione della legge delle nazioni”. A rischiare una condanna, sempre per reati che sarebbero stati commessi in Nigeria, è anche la società petrolifera Chevron.
Secondo uno studio pubblicato dall’Onu lo scorso anno, per rimediare ai danni ambientali causati da Shell in Ogoniland ci vorranno non meno di 30 anni e molti miliardi di euro.








