Articolo di Camil Ayanov, apparso su www.respublika-kz.info, 22 giugno 2012 (Traduzione di Misha Maslennikov)
Gli abitanti dei villaggi di Makat e Dossor hanno dichiarato guerra alla compagnia “Agip Kazakhstan Caspian Operating” (“Agip KCO”), sostenendo che l’impresa viola le leggi del Kazakhstan e lede i loro diritti e inoltrando le proprie rimostranze alla Procura Generale, al Ministero del petrolio e del gas e all’ambasciata italiana presso la Repubblica del Kazakhstan.
Giovedì (21 Giugno, ndt) i rappresentanti di alcune ONG ecologiste hanno organizzato una conferenza stampa ad Astana, chiedendo a nome delle popolazioni locali che le imprese di estrazione siano richiamate all’ordine.
Un rappresentante dell’organizzazione “El birligi” (www.elbirligi.kz, ndt) ha dichiarato ai giornalisti che non si tratta della prima situazione conflittuale in cui è coinvolta la compagnia petrolifera italiana sul suolo kazako. Nella primavera del 2011 alcuni ecologisti, imprenditori e comuni cittadini abitanti del villaggio di Dossor si sono espressi contro la costruzione sul loro territorio e nelle immediate vicinanze di case abitate, della fabbrica-terminal per lo stoccaggio, la lavorazione e l’impacchettamento dello zolfo e del gasdotto Eskene Occidentale – Intergas Asia Centrale. Si è riusciti a rallentare la costruzione della fabbrica, mentre con il gasdotto si ha avuto meno fortuna.
“Ci troviamo in una situazione paradossale” si lamenta l’ecologista. “Gli organi istituzionali del Kazakistan, in risposta alle interpellanze di El birligi, riconoscono l'esistenza di violazioni sostanziali da parte di “Agip KCO” nella costruzione del gasdotto. Eppure non prendono alcun provvedimento. Questo a sua volta permette ad “Agip KCO” di continuare la costruzione illegale del gasdotto”.
Nel villaggio di Makat, interessato dalla realizzaizone dal gasdotto Makat-Caucaso del Nord, si presenta un problema simile.
“Si tratta di un gasdotto che, in piena violazione delle leggi della Repubblica del Kazakistan e delle norme edilizie, passa accanto ad abitazioni del villaggio di Makat” ha affermato il signor Juman, leggendo la dichiarazione degli abitanti del villaggio. Già solamente questo fatto deve essere sufficiente per una verifica della liceità della costruzione di tutto il gasdotto da parte degli organi competenti.
Inoltre, come si evidenzia nella dichiarazione, l’impresa, d’accordo con le autorità locali, viola il diritto dei kazaki alla proprietà privata. Alcune abitazioni del villaggio, erette pochi anni fa, si sono ritrovate improvvisamente nella striscia di sicurezza del gasdotto costruito in un momento successivo. Come sia potuto accadere, è per tutti ad oggi un enigma.
Al momento attuale, – sostiene Juman – il governo regionale invia ingiunzioni ai cittadini con cui si proibisce la costruzione di case o di qualunque tipo di fabbricato sui terreni non si sa come inglobati nella fascia di sicurezza del gasdotto. E questo avviene nonostante gli abitanti abbiano in mano gli atti di proprietà dei medesimi terreni. Resta aperta la questione: come mai i rappresentanti delle istituzioni kazake condonano attività illegali di una compagnia straniera e ignorano gli interessi legali dei cittadini?
E’ difficile comprendere chi dovrebbe essere tutelato dalla striscia di sicurezza. Di certo non si può parlare di preoccupazione per le comunità locali. Secondo Mahambet Hakimov dell’Ong “Kaspii Tabigaty” la vicinanza di case abitate al gasdotto è decisamente pericolosa.
“I gasdotti operano ad alta pressione” afferma Hakimov. “In ogni momento può presentarsi una situazione in cui le persone non riuscirebbero a mettersi in salvo. Sarebbe stato estremamente facile deviare il percorso del gasdotto di mezzo chilometro. Ma la compagnia con arrogante determinazione ha sistemato la pipeline nella zona limitrofa al villaggio. E’ questo il loro modo di fare!”
Inizialmente sembrava che gli abitanti dovessero essere spostati all’interno del villaggio a spese della compagnia oppure che venissero pagate delle compensazioni. Ma nulla di tutto ciò è stato fatto, e oggi gli abitanti sono persino considerati “gli unici responsabili” per le proprie sorti. Attualmente la comunità locale propone di smontare il tratto pericoloso, deviandolo e facendolo passare in un territorio disabitato.
“Il gasdotto serve, nessuno contesta questo fatto” - sostiene Hakimov. “Ma fatelo in maniera intelligente e con criterio!”








