Due nuovi rapporti commissionati dalla Commissione europea indicano come i prodotti non convenzionali derivanti dalla lavorazione delle sabbie bituminose producano molte più emissioni di gas serra rispetto a quello cosiddetti convenzionali. Nonostante queste nuove evidenze, numerosi gruppi ambientalisti sono ancora preoccupati che la stessa Commissione possa comunque dare il via libera alle sabbie bituminose per non creare un ostacolo nella chiusura dell’accordo di libero commercio con il Canada – al momento il maggior Paese produttore di tar sands nella regione dell’Alberta.
In basi ai risultati della ricerca condotta da Adam Brandt della Stanford University, si attesta che il livello di emissioni è superiore del 23 per cento, dati più o meno confermati dall’International Council on Clean Transaportation di Washington, l’altro istituto interpellato in proposito.
Nel frattempo l’attività di lobby delle autorità canadesi per evitare che le sabbie bituminose vengano messe all’indice dalla Commissione europea continua. Tra l’altro, l’esecutivo del Paese nordamericano starebbe valutando l’ipotesi, qualora fosse necessario, di aprire un caso legale presso l’Organizzazione mondiale del commercio. Dal suo canto, l’Ue si rifiuta di rendere pubbliche le minute degli incontro tenuti con i rappresentanti canadesi in merito alla questione.








