Quello appena trascorso a Washington è stato un fine settimana di proteste contro la Keystone XL pipeline, che per un costo di sette miliardi di dollari dalla regione canadese dell’Alberta trasporterà il greggio ricavato dall’estrazione delle sabbie bituminose fin negli Stati Uniti. Per dire no alla realizzazione dell’enorme serpentone, lungo più di 2mila chilometri, si erano dati appuntamento numerosi gruppi della società civile americana e i nativi canadesi che da anni si battono contro lo scempio del loro territorio.
La manifestazione pacifica tenutasi davanti alla Casa Bianca ha fatto registrare un numero molto alto di arresti, circa un centinaio. Gli attivisti hanno inscenato un atto di disobbedienza civile, rifiutandosi di disperdersi come gli era stato richiesto dalle forze dell’ordine.
Lo scorso giugno un comitato del House Energy and Commerce Panel aveva approvato un provvedimento formale con cui di fatto si dava il via libera ai lavori per l’oleodotto, sebbene non sia ancora stata completata la valutazione di impatto ambientale per l’intero progetto.
Val la pena rammentare che l’estrazione delle sabbie bituminose comporta una diffusa devastazione ambientale del territorio interessato e che le emissioni di CO2 associate al processo sono dalle tre alle cinque volte superiori a quelle relative alla lavorazione del petrolio “ordinario”.
Un video che racconta la manifestazione di Washington:
http://www.youtube.com/watch?v=eHXe0c3XXKM








