Stacca la spina

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La lobby delle sabbie bituminose canadesi al contrattacco

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Tar Sands - Photo Pembina InstituteSi chiama ethicaloil.org il sito web che prova a smacchiare le abbondanti chiazze che lo sfruttamento delle sabbie bituminose spande sulle autorità canadesi e sulle compagnie coinvolte nell'estrazione della controversa risorsa dal sottosuolo dell'Alberta.

Di recente l'abitudine di tirare a bordo in maniera alquanto sommaria chiunque sia utile alla causa, anche ambientalisti e esponenti delle comunità locali non esattamente convinti della bontà delle tar sands, ha conosciuto un altro “picco”. Facendo riferimento allo studio della Ong inglese Platform sugli abusi dei diritti umani nel Delta del Niger in relazione allo sfruttamento petrolifero, la portavoce del sito Kathryn Marshall ha affermato di essere sulla “stessa lunghezza d'onda” di uno degli estensori dello studio, Ben Amunwa. Il quale, in una lettera aperta pubblicata sull'Huffington Post del Canada, ha fatto presente che la cosa è quanto mai anomala, considerato il fatto che lui fa da anni campagna contro le devastazioni socio-ambientali che il petrolio (e quindi anche le sabbie bituminose) infliggono su vari territori del nostro bistrattato Pianeta.

Secondo la Marshall, le violazioni dei diritti umani in Paesi africani o del Medio Oriente dimostrano come sia “più etico” andare a cercare combustibili fossili altrove, per esempio in Canada. Peccato che le oil corporation siano sempre quelle, nel Nord come nel Sud del mondo. E che poi, come denunciano le popolazioni dei nativi americani della regione dell'Alberta, le sabbie bituminose portino con sé una lunga scia di impatti sulle comunità e sull'ambiente che non hanno “nulla da invidiare” a quelli in Nigeria.

Insomma, forse levare l'aggettivo ethical dal nome del sito non sarebbe poi così sbagliato. A meno che alla signora Marshall e ai suoi amici piacciano gli ossimori.

 

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