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Le mobilitazioni contro le Big Oil Corporations

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chevron protest Le campagne locali o globali non si fermano e continuano a sfruttare tutti gli strumenti giuridici e amministrativi a loro disposizione per promuovere le loro istanze. È il caso dei nativi del Canada, che hanno portato davanti a un tribunale dell’Aja il governo dello Stato dell’Alberta e la compagnia petrolifera anglo-olandese Royal Dutch Shell per le presunte malefatte collegate allo sfruttamento delle sabbie bituminose presenti nei loro territori. Gli indiani della Duncan First Nation lamentano inoltre una violazione dei loro diritti costituzionali, mentre i loro avvocati giocano una doppia partita presso la Corte Suprema del Canada e per l’appunto la corte della capitale amministrativa olandese.

Intanto la settimana scorsa numerosi attivisti, arrivati a Houston in qualità di azionisti o in loro rappresentanza, si sono visti negare l’entrata all’assemblea annuale della multinazionale estrattiva Chevron. Cinque di loro sono stati susseguentemente arrestati per aver inscenato una protesta spontanea e pacifica all’esterno del quartier generale della compagnia. Gli esponenti della società civile di Alaska, Canada, Myanmar, Nigeria e Colombia intendevano denunciare i disastrosi impatti delle attività della corporation nei loro territori. Per esempio in un rapporto delle Nazioni Unite appena reso pubblico si evidenziano i collegamenti tra la violazione dei diritti umani nell’ex Birmania e le operazioni della Chevron. Tra le persone arrestate c’erano anche Antonia Juhasz, autrice di The True Cost of Chevron: An Alternative Annual Report, e il reverendo Ken Davis, membro delle Communities for a Better Environment di Richmond, California.

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