In Sud Africa 38 multinazionali consumano il 40 per cento dell’energia elettrica prodotta nel Paese, pagandola solo 0,05 centesimi di dollaro a chilowatt ora, la tariffa più bassa al mondo. Non a caso le emissioni procapite dei 46 milioni di sudafricani ammontano a circa 20 tonnellate di CO2 ogni 12 mesi. Roba da far impallidire i grandi inquinatori del Pianeta. Tanto per fare un raffronto, la quota di CO2 di un cinese è di “sole” cinque tonnellate.
Tutta colpa delle enormi quantità di carbone che la Eskom, l’azienda energetica di stato di Pretoria, continua a prediligere e sfruttare da decenni. Nonostante le potenzialità dell’eolico su tutto il territorio siano immense – e se sviluppate potrebbero coprire il 70 per cento del futuro fabbisogno nazionale – i piani della Eskom prevedono mastodontici investimenti proprio sul combustibile fossile più inquinante che esista.
Stacca la spina
La strana storia del carbone sudafricano
Nigeria, assolta la Shell?
fonte: Il Manifesto, 24 Agosto 2010 - Articolo di Marina Forti
L'indagine è durata 3 anni, è stata commissionata dal governo della Nigeria e porta l'autorevole firma di un'agenzia delle Nazioni unite, anche se è stata finanziata con quasi 10 milioni di dollari dalla filiale nigeriana di Royal Dutch Shell, la compagnia petrolifera anglo-olandese. Condotto dall'Unep, il Programma dell'Onu per l'ambiente, è lo studio più ampio mai condotto sull'impatto ambientale degli sversamenti di greggio in Ogoniland, una delle regioni petrolifere del delta del Niger, in Nigeria. Quando sarà concluso, in ottobre, fornirà anche indicazioni su come bonificare una delle zone più inquinate del pianeta.
Diga di Belo Monte, c'è l'ok di Lula
Il presidente brasiliano Luis Inacio da Silva la settimana scorsa ha siglato il contratto per la costruzione dell’impianto idroelettrico di Belo Monte, nel cuore dell’Amazzonia. Una mega diga sul fiume Xingo che a pieno regime produrrà 11.200 megawatt. Il progetto ha costretto il governo brasiliano ad ingaggiare un duro braccio di ferro con le popolazioni indigene e con un gran numero di ambientalisti schierati a loro fianco e provenienti da mezzo mondo. Proteste e resistenze che hanno causato ritardi nell'avvio del progetto, ma anche un sostanziale ridimensionamento del bacino creato dallo sbarramento (che sarà di circa 250 chilometri quadrati, inferiore a quello originariamente previsto).
Geotermico, una risorsa ignorata
Il calore contenuto nei primi otto chilometri della crosta terrestre è in grado di produrre 50mila volte l’energia derivante da tutte le riserve di petrolio e gas del mondo messe insieme. Nonostante ciò, la produzione globale di energia geotermica ammonta a soli 10mila megawatt e la crescita della capacità di produzione non supera il tre per cento l’anno. In un articolo apparso di recente sul sito www.grist.org, il celebre ambientalista e scrittore statunitense Lester Brown riflette su come i massicci investimenti nel comparto estrattivo abbiano penalizzato una delle risorse più pulite e sostenibili per produrre energia elettrica.
Nucleare, chi prolunga e chi protesta. E intanto ci sono nuove stime su Chernobyl
La vita delle centrali nucleari tedesche sarà prolungata in media di 12 anni. Lo ha detto lo scorso fine settimana il ministro dell'Ambiente, Norbert Rottgen. L'accordo è stato raggiunto all'interno della coalizione di governo fra CDU e FDP ed è stato trovato al termine di una riunione di quasi 12 ore alla cancelleria. Le centrali più vecchie otterranno una proroga di 8 anni, le più recenti di 14. Intanto sempre nel nord Europa, per la precisione in Finlandia, nei giorni scorsi qualche centinaio di attivisti hanno inscenato un blocco davanti alla contestatissima – e costosissima – centrale di Olkiluoto, a cui hanno partecipato anche gruppi stranieri.
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