Stacca la spina

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Nucleare

nucleareQuali sono le imprese italiane che investono nel nucleare? Una panoramica sugli investimenti a rischio per la sicurezza e l'ambiente. Il caso Mochovce in Slovacchia e gli ultimi sviluppi nel settore. Leggi tutto

Petrolio e Gas

petrolioNel Delta del Niger alcune organizzazioni vogliono che il petrolio rimanga nel sottosuolo. Lo sfruttamento di questa risorsa ha causato enormi danni ambientali. Leggi tutto

Tar Sands

tar sandsLe sabbie bituminose sono la nuova frontiera dell'estrazione. Ma dal Canada al Congo i costi per il territorio, la salute e la sopravvivenza delle comunità impattate sono elevatissimi. Leggi tutto

Dighe

digheDalla Patagonia al Congo, i progetti che rischiano di rovinare per sempre paradisi ecologici e di forzare intere popolazioni allo spostamento dalle proprie terre. Leggi tutto

Carbone

carboneLa risorsa energetica più inquinante del pianeta è anche quella più utilizzata. E le imprese italiane stanno progettando nuovi impianti a ridosso dei nostri confini. Leggi tutto

La Banca del carbone

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Miniera di Oyu TolgoiContinue prese di posizione e rapporti che evidenziano una necessità assoluta di combattere i cambiamenti climatici, ma anche un rinnovato sostegno a progetti per l'estrazione dei combustibili fossili. La Banca mondiale sembra avere un atteggiamento quanto mai schizofrenico, quando si trova a trattare di delicate questioni ambientali.

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La miniera di Phulbari in Bangladesh, un gigantesco errore da non commettere né ora né mai

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Foto: http://www.minesandcommunities.orgdi Luca Manes – pubblicato su www.greenreport.it
“Qui non siete i benvenuti, andate via!”. In estrema sintesi, è questo il messaggio indirizzato dalla comunità di Phulbari, nella nord-ovest del Bangladesh, ai vertici della compagnia mineraria britannica GCM, la cui visita programmata la scorsa settimana è stata cancellata. La protesta è legata all'intenzione della GCM di realizzare una miniera di carbone a cielo aperto proprio nei pressi di Phulbari.

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Delta del Niger, la protesta contro la Chevron

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Le comunità locali del Delta del Niger sono sempre più esasperate dai danni causati dalle attività della oil corporation presenti sui loro territori. Nei giorni scorsi a inscenare una decisa protesta è stata la comunità di Ugborodo, nella parte meridionale del Delta, che ha intimato al consorzio guidato dalla statunitense Chevron un diktat ben preciso: se non ci fornite corrente elettrica non vi facciamo terminare l'oleodotto sulle nostre terre.

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Centrale nucleare di Mochovce, per l'Enel aumenta la bolletta

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Mochovce. Foto Rizman/GreenpeaceLa realizzazione di due nuovi reattori nella centrale nucleare di Mochovce, in Slovacchia, gestita in parte dalla sussidiaria locale dell'italiana Enel, costerà più del previsto, oltre a subire un sensibile ritardo. È stato lo stesso ministro dell'Economia slovacco, Tomas Malatinsky, ha confermare che per l'opera serviranno due anni più di quanto stabilito (dovrebbe quindi essere pronta nel 2015).

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Nucleare, le lezioni del passato ignorate nel presente

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copertina“Late Lessons from Early warnings”. È questo il titolo di un esteso rapporto (oltre 800 pagine) reso pubblico la scorsa settimana e realizzato da vari esperti dell'European Environment Agency che, come dice il titolo, evidenzia i ritardi nell'apprendere le lezioni sui disastri ambientali da parte di governi e addetti ai lavori nonostante segnali di pericolo giunti con sufficiente anticipo.

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Perché Stacca la Spina

In un mondo ideale sarebbe giunto finalmente il momento di staccare la spina ai progetti energetici che fanno male all’ambiente e alle popolazioni locali.

Quelli che continuano a sfruttare i combustibili fossili infischiandosene delle conseguenze nefaste che provocano da decenni.

Quelli che ci vogliono far credere che il carbone può essere “pulito”, creando un ossimoro all’ennesima potenza.

Oppure quelli che hanno intenzione di massacrare ettari ed ettari di territorio per cavarne fuori la sabbie bituminose, una versione molto più inquinante del petrolio e che ha già rovinato uno spicchio significativo di Canada.

E ancora quelli che ci vorrebbero far credere “sostenibili” e a difesa del clima, se non addirittura assimilabili alle fonti rinnovabili: la grandi dighe e il nucleare.

Il sito “stacca la spina” è nato tre anni fa proprio per monitorare e denunciare i pericoli collegati a questa ultima tipologia di progetto energetico, che sta per rivedere la luce tra mille dubbi e incertezze. In tanti dei progetti di cui si occupa il sito c’è un serio coinvolgimento di due tra le principali multinazionali italiane: l’Enel e l’Eni, entrambe per circa il 30 per cento ancora di proprietà dello Stato italiano. Compagnie che operano, e tanto, all’estero e che spesso sono state oggetto di controversie e contenziosi ancora aperti. “Stacca la spina” seguirà queste e molte altre storie, nella speranza che siano sempre di più le persone pronte a chiedere un modello energetico realmente sostenibile, al di là della vuota retorica sulla lotta ai cambiamenti climatici che ci propinano i governi del Nord del mondo e i principali attori privati. Ne va della sopravvivenza del nostro Pianeta.

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