Stacca la spina

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Nucleare

nucleareQuali sono le imprese italiane che investono nel nucleare? Una panoramica sugli investimenti a rischio per la sicurezza e l'ambiente. Il caso Mochovce in Slovacchia e gli ultimi sviluppi nel settore. Leggi tutto

Petrolio e Gas

petrolioNel Delta del Niger alcune organizzazioni vogliono che il petrolio rimanga nel sottosuolo. Lo sfruttamento di questa risorsa ha causato enormi danni ambientali. Leggi tutto

Tar Sands

tar sandsLe sabbie bituminose sono la nuova frontiera dell'estrazione. Ma dal Canada al Congo i costi per il territorio, la salute e la sopravvivenza delle comunità impattate sono elevatissimi. Leggi tutto

Dighe

digheDalla Patagonia al Congo, i progetti che rischiano di rovinare per sempre paradisi ecologici e di forzare intere popolazioni allo spostamento dalle proprie terre. Leggi tutto

Carbone

carboneLa risorsa energetica più inquinante del pianeta è anche quella più utilizzata. E le imprese italiane stanno progettando nuovi impianti a ridosso dei nostri confini. Leggi tutto

Viaggio in Patagonia 2 - Gli incontri con le comunità lungo il fiume Baker

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fiume Baker (foto International rivers)di Luca Manes (Delegazione Patagonia senza dighe)
La seconda giornata in Patagonia si apre con la splendida vista di decine di guanachi dalle finestre del luogo che ci ha ospitato per la notte. Ben riposati, riaffrontiamo le asperità della Carrettera Austral. La prima tappa, dopo una trentina di minuti di tragitto al lato del fiume Baker, è la cittadina di Cochrane. Il sindaco locale, con cui era in programma un incontro, non sembra aver molta voglia di parlare con i rappresentanti della campagna cilena e con la nostra delegazione e non ci accoglie nel suo ufficio...

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Viaggio in Patagonia 1 – L'arrivo

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foto: patagonia sin represasdalla Patagonia - Luca Manes
Infiacchiti dalle oltre 15 ore di volo complessivo e in pieno effetto jet lag, al nostro arrivo a Santiago del Cile veniamo subito accolti da una notizia che riguarda molto da vicino il progetto delle cinque dighe sui fiumi Baker e Pascua, in Patagonia. Il ministro dell’Energia del governo Pinera, infatti, si è ufficialmente pronunciato a favore dell’opera, definita “indispensabile” per il Paese. “È una circostanza quanto meno singolare che all’arrivo della delegazione della campagna italiana ‘Patagonia senza dighe’ ci sia stata questa dichiarazione”, ci spiega Juan Pablo Orrego mostrandoci i giornali che riportano in prima pagina questo importante sviluppo.

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Una critica e l’Enel toglie la pubblicità

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Logo il fattoda Il Fatto Quotidiano. Articolo di Giorgio Meletti:
L’Enel non acquisterà più spazi pubblicitari sul Fatto Quotidiano. È la ritorsione per un articolo sgradito. Ce lo ha fatto sapere per iscritto l’Ufficio Stampa dell’Ente. Ne prendiamo atto. Grazie a vendite e abbonamenti, non dipendiamo dalla benevolenza dei signori della pubblicità. Non scriviamo sotto dettatura.

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Uno sciopero della fame contro la Banca mondiale

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fiume IndoQuello appena iniziato non è il primo sciopero della fame che gli attivisti del Sindhu Bachao Tarla inscenano per chiedere la costituzione di una commissione indipendente che conduca un’indagine seria e rigorose sugli impatti del Taunsa Barrage Emergency Rehabilitation and Modernization Project (TBERM) sull’Indo, finanziato dalla Banca mondiale. Questa volta si sono dati appuntamento proprio davanti agli uffici dell’istituzione multilaterale a Islamabad, la capitale del Pakistan.

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Repubblica del Congo: più petrolio vuol dire più poverta?

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petrolioFonte: Misna. Traducono un aumento dell’attività petrolifera le ultime previsioni del ministero delle Finanze di Brazzaville, che per la fine del 2010 anticipa una produzione di circa 300.000 barili al giorno e per il 2011 una produzione globale di 127 milioni di barili. “La produzione di petrolio aumenta, ma nella vita quotidiana delle persone, non se ne vedono i risultati.

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Perché Stacca la Spina

In un mondo ideale sarebbe giunto finalmente il momento di staccare la spina ai progetti energetici che fanno male all’ambiente e alle popolazioni locali.

Quelli che continuano a sfruttare i combustibili fossili infischiandosene delle conseguenze nefaste che provocano da decenni.

Quelli che ci vogliono far credere che il carbone può essere “pulito”, creando un ossimoro all’ennesima potenza.

Oppure quelli che hanno intenzione di massacrare ettari ed ettari di territorio per cavarne fuori la sabbie bituminose, una versione molto più inquinante del petrolio e che ha già rovinato uno spicchio significativo di Canada.

E ancora quelli che ci vorrebbero far credere “sostenibili” e a difesa del clima, se non addirittura assimilabili alle fonti rinnovabili: la grandi dighe e il nucleare.

Il sito “stacca la spina” è nato tre anni fa proprio per monitorare e denunciare i pericoli collegati a questa ultima tipologia di progetto energetico, che sta per rivedere la luce tra mille dubbi e incertezze. In tanti dei progetti di cui si occupa il sito c’è un serio coinvolgimento di due tra le principali multinazionali italiane: l’Enel e l’Eni, entrambe per circa il 30 per cento ancora di proprietà dello Stato italiano. Compagnie che operano, e tanto, all’estero e che spesso sono state oggetto di controversie e contenziosi ancora aperti. “Stacca la spina” seguirà queste e molte altre storie, nella speranza che siano sempre di più le persone pronte a chiedere un modello energetico realmente sostenibile, al di là della vuota retorica sulla lotta ai cambiamenti climatici che ci propinano i governi del Nord del mondo e i principali attori privati. Ne va della sopravvivenza del nostro Pianeta.

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