Stacca la spina

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Nucleare

nucleareQuali sono le imprese italiane che investono nel nucleare? Una panoramica sugli investimenti a rischio per la sicurezza e l'ambiente. Il caso Mochovce in Slovacchia e gli ultimi sviluppi nel settore. Leggi tutto

Petrolio e Gas

petrolioNel Delta del Niger alcune organizzazioni vogliono che il petrolio rimanga nel sottosuolo. Lo sfruttamento di questa risorsa ha causato enormi danni ambientali. Leggi tutto

Tar Sands

tar sandsLe sabbie bituminose sono la nuova frontiera dell'estrazione. Ma dal Canada al Congo i costi per il territorio, la salute e la sopravvivenza delle comunità impattate sono elevatissimi. Leggi tutto

Dighe

digheDalla Patagonia al Congo, i progetti che rischiano di rovinare per sempre paradisi ecologici e di forzare intere popolazioni allo spostamento dalle proprie terre. Leggi tutto

Carbone

carboneLa risorsa energetica più inquinante del pianeta è anche quella più utilizzata. E le imprese italiane stanno progettando nuovi impianti a ridosso dei nostri confini. Leggi tutto

Fukushima, due anni dopo

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foto Digital Globe, licenza CC-BY-SA-3.0 A due anni dall'immane disastro di Fukushima, causato da un violentissimo terremoto e dal conseguente tsunami che ha colpito una grande parte delle coste orientali del Giappone, una miriade di problemi rimane irrisolta.

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L'unità ombra segreta per salvare i “liquidatori” di Fukushima Daiichi

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Fonte: www.greenreport.it

Il giornale giapponese The Asahi Shimbun ha pubblicato il 4 e 6 marzo le prime due parti dell'inchiesta Prometheus Trap/"Shadow units" che si occupa delle missioni segrete assegnate alle "unità ombra" del Ground Self-Defense Force ( Sdf - le forze armate giapponesi) dopo il terremoto/tsunami dell'11 marzo 2011 e nel pieno della catastrofe nucleare di Fukushima Daiichi. 

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Diga di Ilisu in Kurdistan, i lavori non si fermano

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Hasankeyf, Turkey, 2004 (Wikimedia Commons)di Luca Manes
L'obiettivo del governo di Ankara è molto chiaro e ben definito: completare la mastodontica diga di Ilisu (alta 141 metri), nel cuore del Kurdistan turco, entro la prima metà del 2014. Ovvero esattamente a cinque anni dal ritiro dei finanziatori europei – in particolare le agenzie di credito all'esportazione di Austria, Germania e Svizzera – a causa dei tanti problemi di natura socio-ambientale legati al progetto, già in precedenza messo in naftalina per le stesse criticità al principio del nuovo millennio.

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L’Enel vuole spegnere i Maya

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Guatemala, foto Caterina Amicuccidi Luca Manes - Pubblicato su comune-info.net
Una decina tra attivisti, fotografi e video maker italiani della “Campagna Solidarietà con le Comunità Ixiles”, aderente alla Rete StopEnel, a febbraio hanno trascorso due settimane in Guatemala per monitorare le conseguenze di alcuni progetti dell’Enel, tra cui la diga di Palo Viejo, nel cuore del territorio abitato dalla popolazione dei Maya Ixiles.

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Alla Merkel piace il fracking dello shale gas, ma i Verdi non ci stanno

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frackingFonte: Greenreport.it

La cancelliera tedesca Angela Merkel sembra aver ceduto, nonostante qualche concessione per evitare un impatto ambientale troppo pesante, alle pressioni della lobby energetica tedesca - già infuriata per l'uscita dal nucleare - e ha dato di fatto il via libera al fracking, la contestatissima fratturazione idraulica dello shale gas, in terra tedesca.

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Perché Stacca la Spina

In un mondo ideale sarebbe giunto finalmente il momento di staccare la spina ai progetti energetici che fanno male all’ambiente e alle popolazioni locali.

Quelli che continuano a sfruttare i combustibili fossili infischiandosene delle conseguenze nefaste che provocano da decenni.

Quelli che ci vogliono far credere che il carbone può essere “pulito”, creando un ossimoro all’ennesima potenza.

Oppure quelli che hanno intenzione di massacrare ettari ed ettari di territorio per cavarne fuori la sabbie bituminose, una versione molto più inquinante del petrolio e che ha già rovinato uno spicchio significativo di Canada.

E ancora quelli che ci vorrebbero far credere “sostenibili” e a difesa del clima, se non addirittura assimilabili alle fonti rinnovabili: la grandi dighe e il nucleare.

Il sito “stacca la spina” è nato tre anni fa proprio per monitorare e denunciare i pericoli collegati a questa ultima tipologia di progetto energetico, che sta per rivedere la luce tra mille dubbi e incertezze. In tanti dei progetti di cui si occupa il sito c’è un serio coinvolgimento di due tra le principali multinazionali italiane: l’Enel e l’Eni, entrambe per circa il 30 per cento ancora di proprietà dello Stato italiano. Compagnie che operano, e tanto, all’estero e che spesso sono state oggetto di controversie e contenziosi ancora aperti. “Stacca la spina” seguirà queste e molte altre storie, nella speranza che siano sempre di più le persone pronte a chiedere un modello energetico realmente sostenibile, al di là della vuota retorica sulla lotta ai cambiamenti climatici che ci propinano i governi del Nord del mondo e i principali attori privati. Ne va della sopravvivenza del nostro Pianeta.

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